Che cosa significa “conversazione” in Rete tra le marche e le persone?

Luca De Biase ha posto una questione interessante sul concetto di “conversazione” in Rete.  De Biase dice: esistono conversazioni collaborative e conversazioni competitive, la Rete inizia a riempirsi di conversazioni competitive. A me qui interessa ragionare sul concetto di conversazione in Rete tra gli utenti e tra le marche.

Nelle conversazioni in Rete gli utenti, le persone (via la parola consumatori, se riusciamo, dal nostro gergo) conversano confrontando i propri diversi punti di vista.
Chi ha un po’ di esperienza di ascolto delle voci e delle conversazioni in rete, conosce l’enorme volume che i clienti, sia fan che critici, producono sulle marche. Ovviamente con connotazioni positive e negative.

Forse il punto da approfondire nell’approccio di De Biase è semantico: conversazione rimanda a una civiltà (forse dell’oro) o a bei libri come quello di Benedetta Craveri “La civiltà della conversazione”, ma saper far conversazione nella corte di Luigi XIV era una “skill” sociale indispensabile per ambire alla luce del potere. Di più: l’arte della conversazione è nativamente un’arte retorica: cioè fatta per convincere qualcuno di qualcosa.

Noi tutti, “conversando” esprimiamo il nostro punto di vista sul mondo, quindi, anche incosciamente  vogliamo influenzare il nostro destinatario. Allora  più che  una conversazione collaborativa e una competitiva, l’una opposta all’altra, abbiamo conversazioni più rilevanti e meno rilevanti. 

Cosa succederà si chiede Massarotto quando due marche si incontreranno nella stessa conversazione ? Direi che converseranno, secondo la  logica appena descritta, cercando ognuna di dire le cose più rilevanti, più pertinenti per le persone che ascoltano.

Possiamo ipotizzare due scenari:

A) le marche collaborano a rafforzare alcuni concetti ormai strutturali della categoria merceologica: le auto che riducono le emissioni di CO2.

B) le marche competono per far passare il loro posizionamento distintivo: ho il miglior customer care Vs. l’affidabilità dei miei motori è unica.

Va da sé, ed è importante ricordarcelo noi, e ricordarlo alle aziende, che le marche devono mantenere le promesse che fanno  E’ fin troppo facile scrivere su Google “marca X giudizio pessimo” e vedere cosa viene fuori, ma è una realtà con cui oggi bisogna fare i conti.

Torniamo sempre lì: la Rete Attiva richiede di avere delle cose da dire, che siano rilevanti, che siano oneste, che vengano dette in modo trasparente.

Questo è il patto con gli abitanti della Rete Attiva.

Il resto, speriamo, avrà vita breve.

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2 risposte a Che cosa significa “conversazione” in Rete tra le marche e le persone?

  1. vincos ha detto:

    Al di là del problema semantico la realtà dei fatti è drammatica: i consumatori esprimono i loro pareri di consumo, schietti e a volte aspri, e le aziende (le persone che costituiscono le aziende) sono incapaci, o forse non interessate, a spiegare il loro punto di vista e ad imparare dai feedback ricevuti.

  2. Gianluca ha detto:

    Il concetto di rete attiva mi piace 🙂
    @vincos: ultimamente mi sembra le aziende stanno cambiando atteggiamento. Forse era colpa di come glielo raccontavamo noi; troppo facile o troppo complicato. Mai troppo onesto.
    Un abbraccio
    Gianluca

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