THE START UP OF YOU: saggezza, idee, intuizioni, consigli pratici per lo start up di ognuno di noi

Per studio e lavoro (e le cose quasi sempre coincidono) leggo molti libri sul mondo digital, social, di marketing e managemet. E, ovviamente, mi accorgo che tanti di questi libri sono abbastanza inutili, ripetono in coro monotono quello che altri hanno già detto, senza un’idea originale o un’utilità pratica.

Ogni tanto, invece, mi imbatto in un libro di quelli che gli americani chiamano page-turner, è il caso di The Start up of You di Reid Hoffman, il fondatore di Linkedin
E’ un libro intelligente, utile, pratico.  E’ un libro scritto da un imprenditore, tra l’altro di grande successo, uno che ha messo le mani in pasta e che, come rivendica, parla e scrive di cose che negli altri “textbook” sul, e di, management non si trovano.

Un esempio? Le pagine dedicate a trattare con chi ha più potere di te.
Senza infingimenti su false partecipazioni democratiche, Hoffman, sgombra subito il campo: “ il business è un terreno sdrucciolevole” con le proprie regole e con i propri riti,
far finta che non vi siano, o peggio ubriachi della sbornia socialnetworkista, pensare che siamo tutti uguali e che le gerarchie, le esperienze, il potere non conta, è (lo dico io) bullshit.

Il libro va letto, tutto, ad ogni fine capitolo ci sono delle esercitazioni pratiche, quindi andrebbe anche agito.
Qui di seguito una veloce rassegna dei punti chiave trattati, ma, credetemi, una piccola recensione come questa non può rendere il valore globale.
Andiamo per punti:

  • Start up. Nell’idea dell’autore lo start up non si riferisce a una condizione specifica, ma è un’attitudine, un atteggiamento da tenere per essere sempre pronti a rifondarsi in un ambiente socio-economico con rapidi, e spesso, drammatici, cambiamenti. Ma non basta l’attitudine ci vuole anche un metodo. Hoffman propone:
  • ABZ Planning:
    • Piano A: quello che fai in questo momento
    • Piano B: quello che vorresti fare, o quello che ti permette una via d’uscita se il Piano A va a rotoli
    • Piano Z: la scialuppa, qualcuno che ti mette un tetto sopra la testa se A e B falliscono

Non sono delle etichette: Hoffman fa numerosi esempi personali e non, ma soprattutto dice una cosa sacrosanta: non si definiscono sulla carta i Piani, facendo una lista lunghissima di pros e cons ma si capiscono e definiscono facendo: learning by doing.

  • La Religione del Fare. Comune allo spirito USA, in questo libro ha uno dei profeti più alti che racconta come facendo, sbagliando, ri-facendo, è diventato uno degli imprenditori di maggior successo al mondo.
  • Ci vuole un network: Questa è un’affermazione ovvia, ma Hoffman la declina in vari, interessanti modi. Intanto, il Network ha dei gradi diversi, e ogni cerchia risponde ad obiettivi diversi. Quelli che chiama weak ties ad esempio, hanno anche loro una funzione importantissima in quanto ad esempio, amplificatori di notizie, opportunità, idee che altrimenti rimarrebbero fuori dal raggio di portata: “weak connections help find creative solutions by introducing new information and resources from other circle”.

Consiglio utile: cercate di allargare i Network a persone, professionisti che facciano cose diverse da quelle di cui ci si occupa, perché i Team più creativi, le idee migliori storicamente nascono dall’incontro di persone con background completamente diversi

  • HumanNetwork. Ma soprattutto uno è, a mio avviso, il valore individuato nel Network. In un’era sovraccarica di informazioni, trovare quelle rilevanti è sempre più difficile e dispendioso, lo human network è lo strumento più potente per filtrare e offrire su un piatto d’argento le info che contano . E non c’è Google o Software d’analisi che conta: “Instead of an anonymous editor or algorithm  (…) the rise of a social web allows trusted connections to act as information curators”.
  • Mind on fire. Be curious. La curiosità per Hoffman è probabilmente la leva principale, per: a) capire; b) cambiare quello che non piace. Perché: “golden opportunities are not wrapped in pretty packaging with a clear label”.

Occorre fatica e sforzo e non mollar mai, ma se si persevera, se si è curiosi (vi ricorda qualcos’altro eh :-?) si è ricompensati. So stay hungry :-).

  • Starting up in a down economy. Punto molto importante per tutti noi, visti i tempi. Qui Hoffman ci offre un utilissimo ragionamento contro intuitivo: come sanno gli imprenditori navigati, afferma l’autore, creare un’azienda quando l’economia è depressa, permette un rischio minore perché: “… starting a company in a down economy has a lower risk than peope think, precisely because other people are scared off by the risk, in a recession there’s less competition”.

E, a conferma della testi, gli esempi di Microsoft, FedEx, create in momenti di recessione. 

  • No mathematical Formula. Infine, vorrei chiudere con questa affermazione, utile per tutti coloro che si pensano degli start upper; che pensano la propria carriera come una continua start up, una perla di saggezza che, rassicurandoci che la formula magica non esiste, ci spinge a essere ancora più determinati a sfidare i rischi che sono il sale della vita: “ there’s no mathematical formula that could possibly capture the probabilities and range of outcomes of a dynamic start-up, let alone the dynamic start-up that is your career .”

La grande lezione di Hoffman è di diffidare dei libri di testo che danno le regole; di chi la fa facile; di chi non ha fatto e pontifica.
Se le regole per il successo fossero insegnabili e sicure, saremmo tutti dei grandi imprenditori, non è così.
Dopo aver letto questo libro però, si sente dentro un grande ottimismo e una serie di intuizioni e idee pratiche per migliorare la propria carriera, la propria attitudine al lavoro. Si ha voglia di sperimentare.

Fatevi questo regalo, leggetelo 🙂

 

 

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