Facebook, Google, Linkedin: Internet per pochi Player

Il 18 maggio sarà una data da ricordare in questo tempo digitale dove i mesi sembrano anni e i giorni ore.

E’ il giorno dell’Ipo di Facebook : con 900 milioni di utenti, un valore di mercato di 104 miliardi di dollari, un prezzo ad azione di 38 dollari, e una raccolta prevista di 18,4 miliardi, è la seconda Ipo più grande della storia di Wall Street (la prima rimane Visa con 19,65 miliardi di dollari incassati).

Sembrano lontani anni luce il 2004, anno dell’Ipo di Google da 1,92 miliardi di dollari e il 2011, con l’Ipo di Linkedin da 406 milioni di dollari.

E poco importa se Facebook ha chiuso la sua prima giornata in Borsa con solo +0,61%, a 38.23 dollari, dunque di poco sopra il prezzo di collocamento: lo sbarco in borsa è stato comunque un record, da gestire con attenzione, perché gli investitori sono lì alla porta, e stanno a guardare, analizzando e valutando ogni scelta strategica, ogni sviluppo del business.

Ed è anche per essere convincenti proprio nei confronti di quegli investitori che poi sarebbero andati a decidere le loro sorti al momento della quotazione in borsa, che in questi anni i principali player del mercato – da Google a Linkedin –  passando per Facebook, si sono mossi, con acquisizioni strategiche, sia per colmare le loro lacune e migliorare in alcuni settori in cui erano carenti (ad esempio il mobile), sia per aggiungere delle expertises strategiche per il loro business.

In questi anni il mercato digital/social si è andato sempre più concentrando nelle mani di pochi player che hanno fatto acquisti mirati di pezzi importanti di grandi aziende, come il caso di Google con Motorola, o di start up in forte ascesa, come il caso di Facebook con Instagram.
Di fatto l’obiettivo di queste acquisizioni è sempre stato lo stesso: aggiungere competenze, entrare in nuovi mercati, potenziare funzionalità/attitudini interne.

FACEBOOK: DA INSTAGRAM A GLANCEE, UN PASSO VERSO LA GEOLOCALIZZAZIONE E IL MOBILE
Migliorare nella localizzazione e nel mobile. Queste le motivazioni che hanno spinto Facebook ad acquistare prima Gowalla nel dicembre 2011 e poi Instagram, ad aprile di quest’anno.

Dopo il ridimensionamento del servizio Places, lanciato nell’agosto 2010, con cui sperava di intaccare il primato di Forsquare,  Facebook ha puntato sempre di più a  migliorare la parte relativa alla geolocalizzazione acquistando Gowalla, o più precisamente l’expertise di Gowalla.
Di fatto il servizio offerto da Gowalla non era la semplice condivisione dei luoghi visitati con i propri amici, ma il racconto di questi luoghi arricchiti da foto e altro.
Insomma la versione embrionale della Time Line di Facebook! Ed è a questo progetto che si presume sia andato a lavorare il team di Gowalla dopo l’acquisizione.

Se non ce l’hai compralo, questo il leit motiv della strategia di Zuckemberg. Che si ripropone con l’acquisto di Instagram, costata a Facebook circa 1 miliardo di dollari.
Prima di Istagram Facebook non aveva mai fatto acquisizioni di tale portata economica, limitandosi a spendere qualche decina di milioni di dollari per portare a casa talenti più che startup. Per Instagram è stato un po’ diverso.

Lo stesso Zuckerberg ha dichiarato che Facebook non aveva mai acquistato prima un prodotto con così tanti utenti. Perché questo acquisto, che di fatto lascerà le due aziende indipendenti, così come è successo per Google e Youtube?

La condivisione delle foto è uno dei principali motivi per cui le persone utilizzano Facebook, e su questo versante Instagram, strumento di fatto alternativo a Facebook, con i suoi 30 milioni di utenti soltanto su Iphone, era oramai una minaccia più che seria, tanto da minare la stessa quotazione in borsa dell’azienda di Palo Alto.
Il campanello d’allarme deve essere scattato dopo che, con lo sbarco su Android, Instagram ha ottenuto un milione di download in poco meno di una giornata. Soprattutto vista la posizione di debolezza di Facebook nel settore mobile, l’acquisizione diventa un ulteriore tassello verso l’espansione nel settore mobile.

Ed il miglioramento sul versante mobile e geolocalizzazione è l’obiettivo che spinge all’ultimo acquisto poco prima dell’Ipo: Glancee, azienda fondata da due italiani che ha sviluppato un’app per  smartphone e tablet in grado di individuare se nelle vicinanze ci sono persone con cui abbiamo in comune interessi o amici.

A differenza di Instagram Glancee non è una app campione di incassi, né un’azienda in pericolosa ascesa. Ma è specializzata in geolocalizzazione, o forse  più propriamente, nel social discovering, termine coniato proprio dai due fondatori, Alberto Tretti e Andrea Vaccari.

Un app nata nel 2010 per “rendere più facile scoprire le connessioni nascoste che ci circondano, e incontrare persone interessanti”, come si legge sulla home page del sito, in grado di rilevare i nostri interessi su Facebook e Twitter e metterci in contatto con le persone che hanno interessi simili e si trovano dove ci troviamo noi. Insomma interessi e geolocalizzazione che viaggiano insieme su di un’unica applicazione, in grado di sfruttare i contatti di Facebook e Twitter per promuovere interazioni sociali nel mondo reale.

L’expertise di Glancee servirà sicuramente a Facebook per migliorare nel campo della geolocalizzazione: perché se oggi è possibile fare check in su Facebook, domani il SN potrà recuperare le informazioni sui luoghi da noi visitati e tenere traccia dei nostri spostamenti.

CONTENUTI E MOBILE: LA STRATEGIA DI CRESCITA DI GOOGLE
Da Youtube a Motorola Mobility gli acquisti di Google sono sempre stati orientati verso aziende in grado di migliorare il posizionamento del colosso di Mountan View nel settore del mobile e della distribuzione di contenuti.

Di fatto nell’ottobre del 2006 Google compra un’azienda più che giovane (Youtube è stata fondata nel 2005) in ascesa nel settore del video sharing, con numeri che già allora erano importanti (nel 2006 venivano visualizzati 100 milioni di video al giorno) ma davanti ai numeri di oggi, 4 miliardi di video visualizzati ogni giorno, abbiamo idea di quanto Google ci abbiamo visto lungo in questa acquisizione.

Anticipando i tempi, Google aveva capito che avere a disposizione contenuti di qualità e differenziati, è la chiave di volta per attrarre visitatori e di conseguenza puntare ad avere un numero sempre maggiore di inserzionisti. Content is the king, e questo per Google rappresenta un must anche quando, nell’agosto 2011, decide di acquistare Motorola Mobility. con un’operazione del valore complessivo di 12 miliardi e mezzo di dollari.

Il motivo dell’acquisizione, come riportato da Larry Page, fondatore e CEO di Google, con un post sul blog ufficiale, è di fatto legato al  contributo significativo che Motorola ha dato a Google nella diffusione di Android nel mercato delle device mobile.

Di fatto Android attualmente è il sistema operativo mobile più diffuso a livello mondiale, seguito da iOS di Apple. Con una differenza sostanziale: che iOS è supportato solo dalla Apple mentre Android è un sistema aperto, che gira anche su altri vendors.

Con questa acquisizione Google non solo punta a diventare leader nel mercato mobile ma, forte della sua expertise nella diffusione dei contenuti, si appresta a sbarcare nel mercato dell’home entertainment device, come ormai già si mormora da tempo (http://online.wsj.com/article/SB10001424052970203824904577213430617644196.html  ).

LINKEDIN E SLIDESHARE: PERFETTA INTEGRAZIONE DEL PROFILO PROFESSIONALE

Instead of an anonymous editor or algorithm  (…) the rise of a social web allows trusted connections to act as information curators, recita così Reid Hoffman nel suo libro The Start Up of you.

Ed è proprio a questo che deve aver pensato quando ha deciso di procedure all’acquisto di Slidehsare: il più grande network di professionisti al mondo compra la comunità leader nella condivisione di contenuti professionali, che ad oggi conta 29 milioni di visitatori unici, secondo le ultime rilevazioni di comScore.

Circa 118,75 milioni di dollari, questo il costo dell’operazione, con un accordo che prevede un pagamento in contanti e azioni.
Non ci sono dettagli specifici su come evolveranno i due social network ma  l’integrazione non potrà che migliorare i servizi offerti ai professionisti, soprattutto in termini di visibilità e diffusione di contenuti di qualità. Come  annuncia Linkedin dal suo blog, l’obiettivo è quello di aiutare i professionisti di tutto il mondo ad essere ancor più produttivi e di successo.
Ed essere ancor più competitivi per gli inserzionisti, aggiungiamo noi.
E c’è da giurarci che riusciranno.

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